Gli Anni Ruggenti...
E’ il 1932 quando il cavalier Renato Degli Esposti decide di montare due tabelloni nella piccola palestra Canetoli, che sorge proprio in quel punto di via San Felice che diverrà “casa”, ed allena la prima formazione nella storia della Fortitudo Pallacanestro, una nuova sezione della casa madre Società Ginnastica Fortitudo fondata nel 1901 da don Raffaele Mariotti. Il primo quintetto biancoblù è composto da Giuseppe Galli, Lionello Casanova, Verardo Stivani, Piero Lucchini e Gelsomino Girotti. Ci si allena e si gioca all’aperto, in maglietta a maniche corte di colore biancoblù, con il pallone di cuoio tenuto insieme da lacci e le pozzanghere per terra. L’11 settembre 1932 avviene la prima sfida di sempre, squadra avversaria è la Bologna Sportiva fondata dall’ex anarchico ed ora potente gerarca del fascismo Leandro Arpinati. Nella primavera del 1933, dopo aver sostenuto il Torneo Invernale di propaganda, la Fortitudo si iscrive al campionato regionale di Seconda Divisione, istituito dalla Federazione da tre anni, giungendo al terzo posto nel proprio raggruppamento alla pari con il Galvani A ed alle spalle di Galvani B e Pro Juventute. La palla al cesto comincia ad appassionare i giovani bolognesi, ed il cavalier Degli Esposti iscrive dapprima una formazione anche al campionato Allievi, quindi nell’inverno tra il 1933 ed il 1934 organizza il IV Torneo di propaganda al quale partecipa con una formazione A – che arriva in finale contro il Galvani B – e B, e successivamente iscrive due squadre in Seconda Divisione e due nel campionato Allievi.

Arriva anche la prima vittoria, con la Fortitudo A che vince il campionato emiliano. Nel 1936 la Fortitudo approda in Prima Divisione Regionale, dove coglie un risultato di prestigio battendo la Pro Juventute, che frutta un premio ai giocatori: un cioccolatino a testa da monsignor Bartoli. Proclamati nuovamente campioni emiliani, i ragazzi di Degli Esposti partecipano con successo alle finali nazionali contro Reyer Venezia e Chimici Trieste. Sono tempi di una pallacanestro puramente dilettantistica se non amatoriale, denaro per lo sport non ce n’è, e succede che i migliori giocatori passino alla Virtus per poter giocare nelle serie nazionali viaggiando in terza classe sui treni e mangiando panini. Arriva, purtroppo, il secondo conflitto mondiale: i giocatori vengono chiamati via via alle armi, la palestra Canetoli viene distrutta per fare posto ad un nuovo edificio ospedaliero ed il basket a Bologna si ferma. E’ il 1950 quando la sezione pallacanestro della Fortitudo riapre per volere di Luigi Melloni, nipote di don Mariotti, e del cavalier Riccardo Nicoletti: ad allenare chiamano Gigino Camosci, già tra i primi giocatori biancoblù in passato, che non esita ad infilarsi all’occorrenza maglietta e pantaloncini e, quando dovrà lasciare per motivi di lavoro, riceverà un Vangelo in segno di riconoscenza. Ci si allena e si gioca dove si può, in attesa di un nuovo campo di gara ufficiale che viene costruito proprio… a due passi da via San Felice, ed inaugurato il 7 dicembre 1953 dal cardinale Lercaro.

C’è anche un nuovo padre spirituale per i biancoblù, don Corrado Mengoli, che non smette un istante di cercare nuovi giovani e creare un vivaio. Nel 1955 la Fortitudo può schierare una formazione Allievi con l’arrivo dell’allenatore-giocatore Piero Levi, che riceve un “compenso” mensile di cinquemila lire con cui comprare cerotti, bibite e pagare i biglietti del tram, ed educa i ragazzi ai fondamentali e alle buone maniere a costo di qualche… ceffone, mentre entra in società l’attivissimo Dario Danielli. La Fortitudo in quell’anno organizza la prima Coppa don Mariotti, che viene vinta dal Gira ma vede il biancoblù Valerio Beghelli premiato per i tiri liberi (con 14 su 28) con una medaglia ed un paio di pantaloncini da gioco, mentre crea risalto ed attrattiva sui giovani bolognesi la vittoria sulla Virtus-Minganti per 64-55. Il successo vale un viaggio premio con amichevole a Genova, ma durante il tragitto il pullman biancoblù investe disgraziatamente un pedone a cui don Corrado somministra l’estrema unzione. Miracolosa o meglio troppo… frettolosa, perché quando al ritorno la squadra si ferma a festeggiare la vittoria, c’è anche il pedone investito, perfettamente ripresosi, a fare festa e ballare. Nei pressi di via San Felice si continua a giocare all’aperto, e per poter usare la “pallonessa” – così si chiama il pallone di cuoio – bisogna lasciare in pegno alla madre di don Corrado la propria giacca, mentre per poter giocare spesso bisognava far fronte a pozzanghere o spazzare via la neve d’inverno.

A Levi succede alla fine del 1957 Giuseppe Palmieri, già olimpionico nel salto in alto a Parigi nel ’25, campione italiano di giavellotto e maestro di tennis, e subentrano gli allenamenti giornalieri, tassativamente dalle 18 alle 20. Nel 1959 la squadra sale in Promozione, disputa un’ottima annata con l’exploit del successo su Massalombarda per 103-39, e infine viene promossa al campionato di serie B. Ma alla guida della squadra in serie B nel 1960/61 ci sia un nuovo allenatore, Franco Rizzi. Gli anni Sessanta vedono un vero e proprio “boom” per la pallacanestro, vissuta da pionieri, con trasferte in pullman disastrati, “ritiri” in trattoria prima del salto a due in trasferta ed avventure con la giustizia, come quando in una trasferta ci si accorge che un canestro viene agitato durante i tiri biancoblù, ma volendo denunciare il fatto si scopre che è nientemeno che il maresciallo dei carabinieri locali attaccato al traliccio del tabellone.. La Serie B si gioca allo Sferisterio la domenica mattina, con il presidente Lucchini che porta i palloni in bibicletta. All’esordio a Firenze è sconfitta per la Effe, 57-39 lo Smalti Affrico, al secondo turno invece è vittoria, 61-59 contro la Robur Ravenna. Cresce, la Fortitudo, ed arriva allo spareggio per la serie A – che rimane ancora dietro la Prima Serie – il 15 aprile 1962 contro la Libertas Forlì allenata da Dido Guerrieri. Si gioca a Ravenna, dove la squadra è seguita da un pullman di sostenitori pre-Fossa, ed è una sfida infuocata. Il leader biancoblù è Beppe Lamberti, segna 24 punti insieme ai 20 di Salvini sui 66 della squadra ed è vittoria per 66-60, con rissa finale che coinvolge pubblico, giocatori, dirigenti e familiari. Anche qui, comandano i Lamberti: Beppe si vendica di un ceffone ricevuto in partita, la sorella agisce vibrando colpi di borsetta. Questo ed altro, per il primo approdo della Fortitudo in serie A.
LA STORIA CONTINUA...
Prossimamente i nuovi capitoli della storia biancoblù, per ripercorrere insieme passo per passo la vita della Fortitudo Pallacanestro. Eccone i titoli e una brevissima anticipazione...



I PRIMI TRENT'ANNI IN SERIE A...
Con la serie A del 1962 – ma si tratterà ancora di una seconda serie fino al 1966 – arriva il primo sponsor, è il marchio di macchine utensili Ferm... Prossimamente


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FINALMENTE, LO SCUDETTO...
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